
Manuela 29 marzo 2007 su Abbracci e Popcorn
Per molto tempo non ne ho parlato, per evitare i sorrisetti di compatimento di chi lo liquidava come uno dei soliti film d’amore, leggerini, gradevoli magari, ma niente di che, mille miglia lontano dai film che fanno pensare davvero. Roba da donna, ecco.
Ho tenuto per me la bellezza dello schizzo d’ambiente, tratteggiato a matita, che con pochi segni racconta un mondo. Ho tenuto per me l’incanto di Cecilia, che dimentica le amarezze e le violenze della vita chiudendosi in un cinema. Ho tenuto per me il coinvolgimento emotivo con questa donna che cerca nel film un mondo dove è bello vivere, popolato di uomini affascinanti e, più di tutto, buoni e gentili – i libri, i film, non svolgono forse per tutti noi la stessa funzione? Ho tenuto per me l’ammirazione per la mano delicata, ferma e compassionevole che ha disegnato la psicologia dei personaggi. Il cacciatore bianco, tanto eroe nella celluloide quanto inetto nella realtà, impacciato dalle contraddizioni della vita vera, confuso dalle sue illogicità. Il rude marito di Cecilia, manesco e volgare, capace di dimostrare l’amore come uomini di quella fatta sanno dimostrarlo, con le sberle, e qualche lampo di umanità incapace di redimerlo. Il perfido Gil, attore interessato solo alla propria carriera, che si incarica di rimettere le cose a posto e distruggere il sogno d’amore di Cecilia perché lo show possa go on, e l’ordine riprendere a regnare: oh, ma non è cattivo, sapete? Gli dispiace per Cecilia, almeno per cinque minuti: vedete la sua espressione triste in una delle ultime scene del film? E’ l’espressione di chi fa sporchi lavori, con la scusa che qualcuno deve pur farli: e quanti ce n’è, in giro…..
Per molto tempo ho tenuto per me l’amore per gli occhi sgranati di Cecilia, nello stesso tempo ingenui e carichi di esperienza. Cecilia, che vive il suo grande sogno e poi sceglie la realtà, forse sapendo già che la realtà l’avrebbe fregata; e forse sapendo anche che, se quel sogno si fosse avverato, avrebbe distrutto tutti i sogni di tutte le cecilie del mondo. E tuttavia non rinuncia a sognare.
Ho tenuto per me tutto questo e molto altro – il tempismo perfetto, l’ironia e l’autoironia, il metafilm che parla del film, ecc.ecc. - che scoprivo ogni volta che rivedevo, in DVD, in casa, sola – per evitare risatine e sguardi di compatimento – questo film.
Poi ho incontrato un uomo che ci vedeva le stesse cose che ci vedevo io, e molte altre cui non avevo mai pensato. Come potevo non innamorarmene?
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