domenica 28 settembre 2008

Via col Vento

Via col vento di Victor Fleming (+ George Cukor, Sam Wood) USA, 1939 Interpreti: Vivien Leigh, Clarke Gable, Olivia de Havilland, Leslie Howard



Manuela 25 marzo 2007su Abbracci e Popcorn

Mettiamo le cose in chiaro: a me piacciono i film da donna. Se fanno piangere è meglio. Niente film armeni sottotitolati in turco, premi della critica ai festival underground, film erotici giapponesi, ecc. ecc. E incomincio dal re dei polpettoni, premettendo un appello in difesa della sua colonna sonora abusata da un giornalista depravato: Via col Vento.
Succede in questo film, che quello che pretende di raccontare è molto diverso da quello che racconta per davvero, come se i personaggi acquisissero una vita indipendente dalle intenzioni degli sceneggiatori.
Rossella O’ Hara dovrebbe essere leggera, egoista, immorale e cattiva, ma ne esce il ritratto di una donna indipendente, coraggiosa, capace di tirarsi su le maniche e affrontare gli eventi. Capace, anche, di svelare l’ipocrita grettezza di una società che sta per morire.
Al suo confronto gli altri personaggi sono figurine di carta.
La buonissima, fedelissima, delicatissima, femminilissima Melania è come le donne dovrebbero essere nell’immaginario di un certo tipo di uomo: decisamente stucchevole e parassita.
E Ashley, che dovrebbe essere romantico, ma fa la figura di un perfetto stupido, porta fra l’altro su di sé la colpa di infliggere allo spettatore un film di quattro ore, solo perché non dice subito a Rossella che non l’ama. Giustamente, Rossella, alla fine del film sbotta: “Ma perché non me l’hai detto prima?”. Ce lo chiediamo anche noi.
Resta Rett Butler, tanto puttaniere quanto perbenista, che pur amando Rossella la disprezza. Troppo vile per essere un vero cinico o un vero eroe, si barcamena tra le due cose. Quando alla fine se ne va, lasciando sola Rossella, speriamo tutti per lei che non si faccia mai più rivedere..
Il film è incline agli stereotipi; non infierisco su Mamie e i poveri neri in genere, che parlano coi verbi all’infinito come se fossero appena stati tirati giù dagli alberi.
Resta lei, la protagonista, più moderna e viva di quanto si pensi. Che esce dalla catastrofe pubblica e privata con lo sguardo rivolto in avanti. Che se ne frega delle definizioni affibbiatole dalla buona società degli Stati Confederati, o dagli sceneggiatori e dai registi stessi*.

*Registi, plurale, che per un film di tal stazza non ne è bastato uno. “Ufficialmente la regia è attribuita a Victor Fleming, ma durante la produzione si sono succeduti Gorge Cukor e Sam Wood” (Fonte: Wikipedia).

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